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La truffa dell’extra-vergine italiano: il NYT fa ironia e intanto il libro di accuse va alla Camera

di
28 January 2014
Olive oil pouring on to a spoon

Il suicidio dell’olio extravergine d’oliva. La chiama così, senza mezzi termini, il New York Times la pratica di realizzare frodi nel settore dell’olio extravergine d’oliva made in Italy. Una pratica che sarebbe diffusa e che è stata ricostruita in una serie di 15 vignette realizzate per il giornale Usa da Nicholas Blechman e ispirate a un libro di Tom Mueller intitolato “Extraverginità”.

Sul prestigioso giornale Usa sono quindi comparsi 15 disegni che descrivono «il settore dell’olio d’oliva – spiega la Coldiretti – come un covo di truffatori, protetti dal potere politico, che importano olio dall’estero da adulterare e miscelare con quello nostrano per poi spacciarlo come Made in Italy, in barba anche alle forze dell’ordine»

Poco made in Italy nell’olio italiano

Secondo il prestigioso giornale internazionale la maggioranza dell’olio di oliva venduto come italiano proviene in realtà da Spagna, Marocco e Tunisia. Prodotto che viene importato in Italia insieme ad olio di soia e altri oli di bassa qualità, poi etichettati e contrabbandati come extravergine d’oliva. «La serie di vignette – riferisce la Coldiretti – spiega che l’Italia è il principale importatore mondiale di olio e che nelle raffinerie italiane l’olio di oliva è miscelato con oli meno costosi e dopo l’aggiunta di beta-carotene per mascherare il sapore e di clorofilla per dare colore, viene imbottigliato ed etichettato come extravergine Made in Italy. Le bottiglie sono spedite in tutto il mondo ed anche in Paesi come gli Stati Uniti, dove si dice che il 69% delle bottiglie vendute si ritiene manipolato».

Al Parlamento italiano l’Italia sul banco degli imputati

In tutto questo il libro di Tom Mueller intitolato “Extraverginità” nel quale i politici italiani vengono dipinti come ostaggi delle lobby industriali e gli organi di controllo etichettati come «incapaci di effettuare le verifiche» sarà presentato mercoledì 29 gennaio in pompa magna nella cornice della Camera dei Deputati.

Accuse finanziate con fondi comunitari

«Un bell’assist, non c’è che dire, ai produttori di olio d’oliva californiani – commenta il direttore dell’Assitol (l’associazione delle industrie olearie italiane) Claudio, Ranzani –. Un servizio che se capiamo perché lo svolga un giornale Usa meno comprendiamo perché lo rilancino le associazioni agricole italiane per giunta finanziando con fondi comunitari (quelli messi a disposizione dal regolamento 867/08) la presentazione del libro di accuse da cui sono tratte le vignette».

Iniziative che già hanno provocato danni all’Italia

Dai polveroni periodicamente agitati sulle presunte frodi nel settore dell’olio d’oliva made in Italy l’Italia già ha riportato più di un danno. Proprio sulla scorta di accuse di questo tipo, in anni recenti, sia l’India che la Cina bloccarono (fortunatamente solo per un breve periodo) le importazioni dall’Italia. Adesso con questa nuova iniziativa portata avanti dal New York Times si rischia di provocare un serio danno su quello che è il principale mercato dell’olio d’oliva: gli Usa. Un paese nel quale l’Italia detiene da anni la leadership incontrastata nel settore dell’olio d’oliva distanziando di diversi punti percentuali il principale concorrente: la Spagna.

«Basta sparare nel mucchio, fuori i nomi»

«Prendiamo atto dell’iniziativa del giornale americano – conclude Ranzani – ma ci limitiamo a una richiesta: basta sparare nel mucchio con accuse generiche. Se si ha notizia di aziende che si sono macchiate di frodi come quelle continuamente ventilate, si facciano i nomi e si presentino le denunce. Altrimenti il vero suicidio dell’olio italiano rischia di essere questo: e cioè quello di parlare continuamente di frodi laddove non ce ne sono».

 

Credito della foto: New York Times